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EcoFashion: la sostenibilità è di moda

di Nadia Lucia Cerioli


Se anche una testata del calibro di Vogue ha iniziato a interessarsi alla sostenibilità nel campo della moda, allora significa proprio che non parliamo più di un argomentino di nicchia che interessa pochi appassionati superattenti all’ambiente e magari critici nei confronti del consumismo sfrenato, ma di una realtà che sta finalmente acquisendo la dignità che merita.


Anche se non si può parlare ancora di un fenomeno di cambiamento globale, assuefatti come siamo dai ritmi della cosiddetta fast-fashion (o “moda veloce”), l’abbigliamento ecosostenibile sta diventato una vera e propria tendenza.


Interessarsi davvero alla cosiddetta moda sostenibile significa interessarsi ad un ambito che si fonda sull’unione fra etica e sostenibilità, aspetti fondamentali se vogliamo contribuire a creare un nuovo approccio da consumatori verso il mondo produttivo.


Da un lato si pone attenzione alle condizioni lavorative degli operatori della filiera e dall’altro si incrementa il nostro apporto alla tutela ambientale operando scelte attente verso capi d’abbigliamento prodotti con materiali a ridotto impatto ambientale. Inoltre una volta dismessi, possono rientrare nel circolo dell’economia circolare, anche nei termini di riuso e/o riciclo.


Accrescere la sensibilità ambientale ed etica in merito a quali capi d'abbigliamento compriamo e indossiamo è fondamentale perché l’industria tessile ha un impatto enorme sulla salute del nostro pianeta soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di sostanze chimiche dannose e l’inquinamento delle risorse idriche.


Si pensi che, nel quadro del Green Deal europeo, è stato effettuato uno studio sul tema che ha messo in luce l’enorme utilizzo di acqua per la produzione tessile (si parla di 79 miliardi di metri cubi di acqua, solo nel 2015), il carico di emissioni di gas serra (il 10% su scala globale è imputabile ad attività dal settore) ed anche il rilascio ambientale di fibre sintetiche e microplastiche.


È evidente, quindi, che, come fruitori e consumatori di determinati beni di utilizzo, abbiamo la possibilità di incidere nella transizione verso forme di produzione e stili di vita maggiormente sostenibili, sia dal punto di vista ambientale che etico, semplicemente orientando le nostre scelte di acquisto in maniera consapevole.


Scegliendo capi di abbigliamento di aziende che pongono una particolare attenzione agli impatti ambientali delle proprie produzioni, infatti, genera conseguenze positive in termini di riduzione delle emissioni e dell’utilizzo di materie prime; prediligendo aziende che riconoscono i diritti dei propri lavoratori e ne valorizzano il contributo produce un ulteriore impatto positivo, questa volta a livello sociale. Il tutto in un circolo virtuoso destinato a crescere e ad accrescere gli ulteriori benefici connessi.


Occorre, ovviamente, fare attenzione a chi promuove sostenibilità ma in realtà effettua mere operazioni di greenwashing!


Per fortuna, qualche aiuto nell’identificare gli inganni del marketing ci viene dalla nascita e dalla diffusione di certificazioni apposite, rilasciate da enti territoriali o anche internazionali (come Textile Exchange), con le quali vengono attestati il rispetto di standard di qualità ambientale (sia nei materiali utilizzati che nei processi produttivi), di salute (per esempio, l’uso di sostanze non dannose o bioaccumulabili a contatto conla pelle) e sociale.


Esempi di certificazioni green di abbigliamento sostenibile sono:


  • Certificazione GOTS (Global Organic Textile Standard): costituisce il più importante standard internazionale per la certificazione dei prodotti tessili, realizzati impiegando fibre naturali come lana e cotone provenienti da agricoltura biologica. Questa certificazione serve ad attestare la totale assenza di sostanze chimiche non conformi ai criteri ambientali fissati, nonché agli standard sociali previsti in tutte le fasi della produzione.

  • Certificazione FSC (Forest Stewardship Council): è una certificazione internazionale, indipendente e di parte terza che, nel caso dei capi d’abbigliamento, garantisce che le materie prime utilizzate (legnose e non legnose) provengano da foreste gestite nel rispetto dei lavoratori, dell’ambiente e degli abitanti dei territori interessati.

  • Certificato OCS (Organic Content Standard): con questa certificazione, viene garantito che i prodotti tessili contengano almeno il 5% di fibre naturali certificate biologiche e che i relativi processi manifatturieri rispettino gli standard previsti dai requisiti certificativi.

  • Certificazione GRS (Global Recycle Standard): è uno standard internazionale che stabilisce i requisiti necessari per ottenere la certificazione relativa al contenuto riciclato dei prodotti, alla catena di custodia, alle pratiche sociali e ambientali nelle diverse fasi della produzione nonché alle restrizioni di impiego per le sostanze chimiche pericolose.

Queste certificazioni, quindi, possono orientare noi consumatori verso scelte più attente sia all’ambiente, che ai lavoratori della filiera che alla nostra stessa salute.


In quest’ottica, e per una reale spinta verso la trasformazione in chiave sostenibile di un’intera filiera, nel 2022 la Commissione europea ha presentato la proposta di un piano chiamato EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles, con obiettivi ambiziosi fissati già al 2030 per i quali sono stati anche previsti concreti aiuti per le industrie di settore.


Fra i target più significativi citiamo, ad esempio, l’immissione sul mercato di prodotti durevoli e a prezzi accessibili, ma anche riparabili e riciclabili, privi di sostanze pericolose e creati preservando diritti sociali e ambiente oppure la minimizzazione, conseguente, dei conferimenti in discarica.


Anche in questo settore, quindi, le spinte al cambiamento sono reali e tangibili. Tuttavia, ognuno di noi deve fare, come sempre, la sua parte.


Orientarsi verso prodotti più sostenibili significa porre una maggiore attenzione e, forse, anche un po’ più di tempo nella scelta di ciò che acquistiamo. Ma i risultati di questo cambiamento potremo vederli ora e nel tempo, sia in termini di salute, che di dinamiche sociali e rispetto per l’ambiente.

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