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“Non ti disunire”: restare interi in tempi complessi

  • 20 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

di Gioia Belardinelli



Ci sono frasi che restano dentro perché arrivano in un punto preciso della nostra vita.


E in questo periodo storico, fatto di sovraccarico mentale, crisi continue, instabilità globale e bisogno costante di “funzionare”, una frase in particolare torna spesso a bussare nella mia mente:


“Non ti disunire”.


La pronuncia Antonio Capuano nel film “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino, durante uno dei dialoghi più intensi con il protagonista Fabietto.


Ed è curioso come una frase così breve riesca a contenere qualcosa di enorme.


Viviamo in un tempo emotivamente molto complesso.


Un tempo in cui scorriamo notizie di guerre, crisi economiche, tensioni sociali, emergenze climatiche e violenza quotidiana mentre, contemporaneamente, continuiamo a lavorare, produrre, rispondere ai messaggi, rispettare scadenze e andare avanti come se nulla fosse.


Siamo continuamente esposti a un eccesso di informazioni, immagini, preoccupazioni e stimoli che il nostro sistema nervoso spesso fatica davvero a elaborare.


E forse anche per questo oggi è facilissimo disunirsi.


Ci dividiamo continuamente tra ciò che mostriamo e ciò che sentiamo davvero. Tra la parte di noi che regge tutto e quella che in silenzio è stanca. Tra produttività e bisogno di rallentare. Tra presenza e distrazione continua.


Siamo iperconnessi, ma spesso scollegati da noi stessi.


A un primo livello, “Non ti disunire” significa restare fedeli a ciò che siamo. Ma forse c’è qualcosa di ancora più profondo.


Vuol dire non spezzarsi interiormente davanti alla complessità della vita. Non anestetizzarsi. Non sopravvivere a compartimenti stagni.


La psicanalisi chiama questo meccanismo “scissione”: quando il dolore, la paura o il sovraccarico diventano troppo forti, il nostro “Io”separa, semplifica, rimuove. Scegliamo inconsciamente quali parti vedere e quali ignorare per proteggerci. Eppure, nel lungo periodo, questa frammentazione ci allontana da una percezione autentica di noi stessi.


Nel film, Capuano sembra dire proprio questo a Fabietto: “Non avere paura della realtà intera. Nemmeno quando è contraddittoria, dolorosa, ingestibile. Perché è lì che esiste anche la vita vera. Ed è lì che può nascere qualcosa da raccontare”.


Forse oggi questa frase parla anche al nostro benessere psicofisico.


Perché molte delle nostre stanchezze non nascono solo dagli impegni, ma dal continuo tentativo di separarci da ciò che proviamo davvero. Dal voler essere sempre performanti, lucidi, efficienti, anche quando dentro siamo confusi, vulnerabili o semplicemente umani.


“Non ti disunire” allora può diventare quasi un invito contemporaneo a restare interi.


A non perdere il contatto con le proprie emozioni, con il corpo, con la propria fragilità.


A non vivere soltanto in modalità automatica.


In un’epoca che ci spinge continuamente verso la frammentazione — dell’attenzione, delle relazioni, dell’identità, persino del tempo — forse la vera rivoluzione è riuscire a restare presenti a noi stessi.


Forse il vero equilibrio non è essere perfetti, ma riuscire a restare uniti dentro di sé anche nei periodi più difficili.


E magari è proprio da lì che passa, lentamente, anche il nostro modo di stare bene.

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