Perché resistiamo al cambiamento anche quando ci aiuterebbe a stare meglio
- Gioia Belardinelli

- 53 minuti fa
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Ego, resistenze interiori e automatismi mentali
di Gioia Belardinelli

Una delle domande più frequenti quando si parla di crescita personale è:“Perché so cosa mi farebbe bene, ma non riesco a cambiare?”
La risposta non è semplice, ma è profondamente umana.
Il cambiamento mette in crisi una parte profonda di noi: quella che cerca sicurezza, controllo e prevedibilità.
È ciò che spesso chiamiamo ego, ma che possiamo intendere anche come l’insieme di automatismi mentali e abitudini interiori che, fino a oggi, ci hanno permesso di adattarci alla vita.
Il punto è che ciò che un tempo ci ha protetto, a un certo momento può iniziare a limitarci.
Cambiare significa entrare nell’ignoto. Significa perdere punti di riferimento, anche quando sappiamo che non ci fanno più stare bene.
Il nostro sistema interno tende a preferire ciò che è conosciuto — anche se disfunzionale — piuttosto che ciò che è nuovo ma incerto.
Ed è per questo che il cambiamento genera spesso resistenza, scetticismo, autosabotaggio.
Non è mancanza di forza di volontà.È una risposta automatica alla percezione di perdita di controllo.
Iniziare un percorso di consapevolezza serve proprio a questo: rendere visibili gli automatismi.Quando iniziamo ad accorgerci di come reagiamo, di come pensiamo, di come il corpo risponde alle emozioni, creiamo uno spazio tra stimolo e risposta.
Ed è in quello spazio che nasce la possibilità di scegliere.
Il cambiamento autentico non è mai immediato né lineare. È fatto di piccoli spostamenti, di ascolto, di ripetizione gentile.
Non richiede eroismo, ma presenza. Non richiede perfezione, ma onestà.
E ogni passo fatto dentro di noi — anche il più piccolo — ha un impatto che va oltre la sfera personale.
Perché una persona che si conosce meglio contribuisce a un mondo un po’ meno reattivo e un po’ più consapevole.
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