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Rimpianti? No, grazie!

Come imparare dai nostri errori e volerci comunque un po' più bene

di Gioia Belardinelli

La sensazione che la propria vita sia girata o possa ancora girare in occasione di alcune (poche) scelte decisive, è un argomento che ci riguarda tutti e tutte.

C’è un bellissimo pezzo di Caparezza che si intitola “La scelta”, e quando uscì Caparezza pubblicò questo posto: “Esiste un solo modo per venire fuori dall’impasse: fare una scelta, prendere una decisione. Ho immaginato di trovarmi davanti ad un bivio, due sentieri che si diramano dal bosco, ciascuno piantonato da un guardiano…”


Come nell’articolo sulla paura di sbagliare abbiamo iniziato ad esplorare i meccanismi profondi che possono aiutarci a superare tutte quelle difficoltà legate al dover effettuare una scelta importante, allo stesso modo adesso ha senso provare - senza alcun timore - a rileggere “oggi” gli errori che pensiamo di aver commesso “ieri”. Avendo cura però di guardare ai nostri snodi di vita con lucidità, un pochino di serenità ed un pizzico di indulgenza.


L’obiettivo è senz’altro guadagnarci la nostra occasione di felicità ma per farlo è a volte necessario rovistare in ciò che non ha funzionato, nella nostra vita, con l’intento di imparare dai nostri errori e volerci comunque un po’ più bene di quanto a volte non ci sentiamo disposti a fare.


Personalmente, mi sono sentita in trappola per tanto tempo, con le mie domande oziose e il sapore amaro dei miei errori.


Poi però è successa una cosa.


E’ successo che ho iniziato a chiedermi:

“Perché continuo a pensare che avrei raggiunto un risultato migliore scegliendo diversamente? Cosa mi rende tanto sicura che perseverare su quelle strade mi avrebbe portato in un posto migliore di questo e in un mondo migliore di quello che sto vivendo? C’è davvero qualcuno in grado di assicurarmi che mi sarei pentita di meno, o di più, scegliendo una strada diversa, una volta giunta al bivio? ... ”

L’importanza di farsi domande senza cercare la scorciatoia della risposta facile, pre-confezionata, insomma.


Vorrei condividere con voi alcune cose che, da un po’, tendo a ripetermi come un mantra:


PERDONATI

perché tutto quello che hai realizzato, o “non realizzato”, ti ha comunque portato nel punto in cui sei adesso, nel bene e nel male.

GUARDA

alle cose buone che hai fatto fino ad ora ché poi, in ogni caso, c’è ancora tempo per realizzare i tuoi sogni.


Carl Gustav Jung una volta ha detto: “Io non sono ciò che mi è capitato di essere. Io sono ciò che ho scelto di diventare”.


Mica male, no?


E allora dunque: non sei soddisfatta/o?!

Beh, capisci cosa vuoi e poniti degli obiettivi per raggiungere la tua soddisfazione.

Se nei prossimi anni non vogliamo ritrovarci depressi e ammalati di nostalgia pensando al passato, viviamo il presente, muoviamoci e agiamo.


Non so voi, ma io me lo ripeto spesso.


Perché non c’è mai alcuna ragione seria per restare schiacciati dai sensi di colpa, risucchiati dalla malinconia, abbandonati prima del tempo ai bilanci di vita in perdita, o magari per restare intrappolati, paralizzati, nel timore di sbagliare: perché l’errore più grande è restare fermi, immobilizzati nel tempo e nei pensieri ossessivi, tossici e onestamente inutili.


Vorrei concludere con una frase attribuita al gesuita James Schall e che ho letto tempo fa sulla bella rubrica di Oliver Burkeman dell’Internazionale

“La verità è che per godersi la vita bisogna essere disposti a sprecarla, senza essere sempre ossessionati dal dubbio che non la stiamo usando bene. Il tempo è troppo prezioso per trattarlo come una cosa troppo preziosa”.


Alla fine, quindi, non lo so con esattezza cosa siano i rimpianti.

Ma una cosa la so: non voglio sprecare la vita restandone intrappolata.



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