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Benessere psico-fisico, una questione (anche) maschile

di Sandro Santececca


Ma davvero il benessere psico-fisico è un argomento d’interesse esclusivamente femminile?

Davvero possiamo affermarlo, sulla base del tempo che il genere femminile, nella sua quasi totalità, impiega e spende nelle routine quotidiane dedicate al benessere fisico ed estetico?

Naturalmente non è così.


In realtà, JustLife e i suoi esperti mi pare stiano offrendo diversi contributi utili ad ampliare il tema e rovesciare alcuni stereotipi esistenti al riguardo, interrogandosi innanzitutto su una definizione appropriata e moderna di benessere. Abbiamo scoperto e poi approfondito come qualsiasi riflessione o pratica inerente al benessere coinvolga necessariamente l’unità mente-corpo e che, no, non si tratta solo di questioni relative alla bellezza e all’immagine delle donne.


Ciononostante, ancora oggi, quando si parla di benessere, vengono a galla convinzioni e restrizioni preconcette.

Da uomo, soprattutto da giovane, ho sottovalutato il benessere fisico e ancora di più quello mentale. Non che mi ritenga un “insano” di mente. Semplicemente, sono stato abituato da un continuo martellare di nozioni culturali da parte della società che l’argomento non era affar mio.


Perché dovrebbe invece essere così importante che l’argomento venga preso in considerazione anche e soprattutto dagli uomini? Perché l’aspetto mentale riguarda sia la sfera sentimentale/familiare, sia la sfera lavorativa. E per statistica e attualità, la percentuale di uomini che hanno un’occupazione quotidiana nella nostra società è (ancora) quasi il doppio di quella femminile.

Quindi quest’ultimo aspetto non è mai da trascurare, perché molti dei lavori più usuranti ancora oggi eseguiti, sono portati avanti da uomini che ne subiscono la pressione e la deformazione mentale e fisica. Se pensiamo a quanti lavori di manodopera vengono svolti quotidianamente, dai lavori in fabbrica, in strada, nei cantieri: questi lavori comportano una stanchezza emotiva e del corpo che spesso comporta altre e più gravi depressioni.

La stanchezza fisica si trasforma in stanchezza mentale quando rientriamo in casa, ci accomodiamo nella nostra zona di comfort che è rappresentata dalle 4 mura familiari e non si ha più voglia di dover affrontare situazioni fastidiose, problematiche, bollette da pagare, litigi con parenti e vicini di casa. È un vortice senza fine. Si usa definire questo rapporto “work life balance”, ovvero l’equilibrio naturale e sano che deve esistere fra lavoro e vita privata: chiudere fuori casa lo stress lavorativo e concentrarci sullo stress casalingo.


Aggiungiamo un altro particolare, noto a tutti e passato per le cronache negli ultimi due anni: la pandemia ci ha cambiati profondamente.

E allora, per quale motivo non cominciare a pensare di raggiungere anche noi uomini quel benessere psico-fisico di cui abbiamo tanto bisogno? Anche noi dobbiamo ritrovare quell’equilibrio indispensabile a vivere meglio, nel fisico e nella mente.

È un lavoro lungo e articolato, ma che dovrebbe stare nella testa di tutti.

Cominciare a fare molte delle pratiche che spesso sono accostate al genere femminile, come ad esempio: lezioni di yoga, lezioni di ginnastica posturale, lettura e musica. Non si tratta solo di iscriversi in palestra o giocare la sera a padel con gli amici per sfogare qualche livello di rabbia quotidiana inespressa e racchiusa al nostro interno. Sono solo alcuni esempi di ciò che potremmo fare per ritrovare quell’equilibrio perso per la nostra salute.

E per cominciare a fare ciò, dobbiamo cancellare i preconcetti che, appunto, la società e la cultura ci hanno tramandato fin da quando siamo piccoli.


Prenderci cura di noi stessi è importante e l’ho compreso da quando ho cominciato anch’io a interessarmi ai temi del benessere psico-fisico.

Perché, appunto, non è solo una questione femminile, ma deve essere una questione di tutti noi.

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