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Viaggiare: la seduzione dell’altrove


C’è stato un periodo nella mia vita in cui ho viaggiato molto e l’ho fatto anche da sola, di quella fase porto ancora dentro il senso di libertà e arricchimento interiore che mi ha sicuramente aiutato molto a crescere come persona.


Un posto nel mio cuore lo avrà sempre la mia esperienza a Londra, lì per la prima volta nella mia vita ho capito veramente cosa significasse “cavarsela da soli”, per non parlare del continuo scambio con le altre culture, i nuovi sapori, i nuovi odori, la sfida di riuscire a vivere parlando un’altra lingua, convivere con altri ragazzi che stavano facendo la mia stessa esperienza ma che provenivano da altre parti del mondo.


Ci sono stati giorni molto complessi e altri divertenti e spensierati, insomma un’esperienza che ricordo e ricorderò sempre come una delle più formative della mia vita.


E ricordo che quando sono tornata a Roma continuavo ad avere questa strana sensazione, forse adrenalina, che riconoscevo in molte delle persona che avevo conosciuto lì, e che non mi ha fatto stare ferma per mesi. Infatti poco dopo ho fatto un’altra breve esperienza a Barcellona e per finire qualche giorno in Olanda a trovare degli amici. Tutto praticamente da sola. E devo dirvi che quel periodo mi ha lasciato dentro una ricchezza che porto ancora dentro da anni.


Non so se capita anche a voi ma già prima di iniziare un viaggio, quando sono in aeroporto mi sembra di essere sospesa nel tempo e nello spazio. Perché se ci pensate quando si è in attesa del volo, si resta immersi come in un limbo, mentre fuori di lì il tempo scorre ad altre velocità. In quei momenti mi piace osservare gli aerei e gli esseri umani in transito, assaporo con gusto gli istanti in cui vite diverse si sfiorano creando varchi nel tempo e nello spazio, e sopra ogni cosa immagino, lasciando spazio all’anticipazione.


Penso spesso a come la deformazione dovuta dalla distanza, parafrasando Dacia Maraini e la sua splendida raccolta “La seduzione dell’altrove” , ci porti a dare forma e anima a interi paesi e ad isole lontane. Io per prima non sono immune da queste fantasticherie, a tal punto che spesso mi si pone il problema di veder stravolte le aspettative nel momento in cui giungo finalmente a destinazione.


Capita anche a voi?


Ma forse il bello è proprio questo. E’ l’esame di realtà che ci aiuta a superare stereotipi e cliché perchè guardare “con i propri occhi”, e dunque “vedere”, è uno dei motori della mia vita.


A tal proposito se siete amanti dei viaggi vi consiglio di leggere qualche libro di Bruce Chatwin, come per esempio Viaggio in Patagonia o Anatomia dell’irrequietezza, libri veramente appassionanti.


E vi consiglio di vedere il bellissimo film “Mangia Prega Ama” basato sul libro autobiografico dell’autrice Elizabeth Gilbert, con una delle mie attrici preferite, Julia Roberts. Il film racconta del viaggio dell'autrice intorno al mondo per ritrovare se stessa e la felicità.


Se ci pensiamo bene la vita è un’esplorazione continua, fuori e dentro noi stessi, un viaggio di cui godi ogni tappa, ogni pausa, ma che tuttavia ci spinge a proseguire, a non sostare troppo a lungo, sfidandoci a guardare negli occhi ciò che non conosciamo, scalfendo pregiudizi, superando cime tempestose, certi di veder spuntare all’orizzonte, alla fine, qualcosa di nuovo di cui poter gioire.

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