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Viaggiare: la seduzione dell’altrove nell’epoca dell’incertezza

  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

di Gioia Belardinelli


In questo periodo dell’anno iniziamo a cercare voli, salvare destinazioni, immaginare partenze. E forse oggi questo gesto ha un significato diverso rispetto al passato.

Viviamo immersi in un’incertezza collettiva continua: guerre, instabilità economiche, cambiamenti climatici, sovraccarico informativo, ritmi sempre più intensi che consumano energie mentali ed emotive più velocemente di quanto riusciamo a rigenerarle.

Eppure, proprio dentro questo scenario, continuiamo a desiderare l’altrove. Non è soltanto voglia di vacanza. È bisogno di respiro.


La seduzione dell’altrove oggi

Dacia Maraini, nel suo libro: "La seduzione dell’altrove", descrive il viaggio come qualcosa che va oltre lo spostamento fisico: un’esperienza capace di modificare lo sguardo, mettere in discussione abitudini e certezze, aprire nuove prospettive interiori. Ed è forse proprio per questo che, ancora oggi, quel libro continua a parlare al presente. Perché il rapporto con il viaggio è cambiato, ma non si è esaurito.

Se un tempo partire rappresentava soprattutto scoperta, oggi spesso significa anche interrompere la saturazione della vita contemporanea. Uscire, almeno per un po’, dalla pressione costante delle notifiche, delle urgenze, della produttività continua.


Il viaggio come esperienza interiore

Bruce Chatwin, autore che ha trasformato il viaggio in una forma di riflessione esistenziale, in "In Patagonia" raccontava il movimento come una dimensione profondamente umana. E rileggere oggi libri come i suoi ha ancora senso proprio perché parlano di qualcosa che non appartiene a una moda o a un’epoca specifica: il bisogno umano di cercare altrove nuove forme di presenza.

In un tempo in cui tutto sembra accelerare, il viaggio conserva infatti una funzione quasi opposta: rallentare lo sguardo.

Anche per questo alcuni libri dedicati al viaggio continuano a restare attuali, pur essendo stati scritti anni fa. Perché non raccontano soltanto luoghi, ma stati interiori. Da "La seduzione dell’altrove" di Dacia Maraini a "In Patagonia" di Bruce Chatwin, passando per "L’arte di viaggiare" di Alain de Botton o "Le città invisibili" di Italo Calvino, il viaggio emerge come esperienza capace di trasformare la percezione di sé e del mondo.


Londra e la scoperta della libertà

Forse è anche per questo che alcune città continuano a restarci dentro più di altre. Per me Londra è una di queste.È stata la prima città in cui sono partita completamente da sola, quando non avevo ancora vent’anni. E probabilmente è anche per questo che continuo a portarla così profondamente nel cuore. Non soltanto per quello che ho visto, ma per ciò che quel viaggio ha rappresentato. Londra, in quel momento della mia vita, è stata scoperta, libertà, spaesamento, autonomia. È stata la sensazione di capire, per la prima volta davvero, quanto il mondo fosse più grande delle abitudini, delle paure e dei confini mentali dentro cui spesso cresciamo.E ancora oggi, ogni volta che ci torno, ho la percezione che alcune città abbiano la capacità di rimettere in movimento qualcosa dentro di noi. Non necessariamente in modo clamoroso. A volte basta attraversare strade nuove, ascoltare lingue diverse, sentirsi temporaneamente fuori dai propri automatismi quotidiani per ritrovare uno sguardo differente anche sulla propria vita.


Perché continuiamo ad avere bisogno dell’altrove

Forse è questo uno degli aspetti più profondi del viaggio: non il bisogno di fuggire dalla realtà, ma la possibilità di tornare a sé stessi con maggiore consapevolezza. In fondo, ogni viaggio porta con sé una domanda implicita: "Chi diventiamo quando usciamo dai luoghi abituali della nostra vita?", forse è questa la vera seduzione dell’altrove.

Non il semplice desiderio di vedere posti nuovi, ma la possibilità di tornare a guardare noi stessi con occhi diversi.E allora sì, forse vale ancora la pena continuare a programmare partenze, anche in tempi complessi. Perché il viaggio, prima ancora di essere una destinazione, resta una delle forme più profonde attraverso cui l’essere umano continua a cercare senso, respiro e trasformazione.

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